L'Economia ed i suoi segreti

Come funziona l'economia e come indirizza e guida la nostra vita sociale.

Liberismo
Secondo la dottrina del liberismo i poteri e i compiti delle autorità politiche in campo economico devono essere ridotti al minimo necessario, mentre massimo spazio deve essere lasciato alla libera iniziativa economica dei cittadini. Tale visione nasce in Gran Bretagna nel XVII secolo (in particolare ad opera del filosofo John Locke (Inghilterra, 1632-1704)) e si diffonde in Europa nel secolo successivo, contribuendo crisi delle monarchie assolute culminata nella rivoluzione francese (1789), e in America del Nord dove alimenta la rivoluzione delle colonie contro il dominio britannico e la proclamazione dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776).
Il liberismo poggia su due pilastri. Il primo è la rivendicazione dei fondamentali diritti umani rispetto allo Stato e al suo potere di limitare con la forza delle leggi le libertà dei cittadini. Il secondo pilastro, più strettamente economico, è l'idea che i cittadini lasciati liberi di perseguire i propri interessi economici, attraverso l'organizzazione dell'economia in un sistema di mercato e di libera concorrenza, possano ottenere il massimo benessere per sé e per la società nel suo complesso.
Questa visione dell'economia prende corpo nel XVIII secolo, in particolare grazie alla fondamentale opera del filosofo ed economista scozzese Adam Smith (Scozia, 1723-1790), La ricchezza delle nazioni (1776). Il liberismo accompagna lo sviluppo del capitalismo e delle economie di mercato fino ai giorni nostri. Nella visione più classica [David Ricardo (Inghilterra, 1772-1823), Jeremy Bentham (Inghilterra, 1748-1832)], ripresa recentemente da Robert Nozick (Stati Uniti, 1939-2003), e dalla "scuola di Chicago" [James Buchanan (Stati Uniti, 1919), Milton Friedman (Stati Uniti, 1912) e Robert Lucas (Stati Uniti, 1937)], il liberismo attribuisce alle autorità politiche solo i compiti necessari per definire e rispettare i diritti di proprietà e per far rispettare gli impegni contrattuali e l'onestà nella condotta degli affari. Come ha sottolineato il grande filosofo ed economista liberale Friederich von Hayek (Austria, 1899-1992), nella visione liberista nessuna autorità esterna al singolo cittadino può disporre delle conoscenze, delle informazioni, delle competenze e delle motivazioni che la mettano in grado di soddisfare gli interessi del cittadino meglio di quanto egli stesso possa fare.

Sistema Kenesiano
Un'altra importante forma di liberalismo sociale è costituita dalle politiche keynesiane, dal nome del loro ideatore e propugnatore, John M. Keynes (Gran Bretagna, 1883-1946), uno dei massimi economisti del XX secolo. Queste politiche furono concepite durante la grave crisi mondiale del 1929-32 che creò enormi masse di disoccupati e diseredati in tutti i maggiori paesi industrializzati.
Keynes si oppose alla condotta liberista dei governi dell'epoca, sostenendo che la grave situazione economica non poteva migliorare lasciando le forze di mercato a sé stesse. Egli elaborò una complessa teoria della instabilità economica e della disoccupazione di massa, secondo la quale questo fenomeno si determina in quanto la domanda aggregata (cioè i consumi delle famiglie e, soprattutto, gli investimenti effettuati dalla imprese) è instabile. Una caduta degli investimenti (ad es. perchè gli imprenditori si attendono minori profitti) può non trovare adeguati correttivi spontanei da parte delle forze di mercato; le imprese iniziano a licenziare lavoratori, i quali sono costretti a tagliare i propri consumi, creando una ulteriore riduzione dei profitti, e così via in una spirale negativa che può creare una vasta disoccupazione (moltiplicatore keynesiano). Secondo Keynes, la disoccupazione di massa va affrontata e prevenuta con appropriati interventi delle autorità di politica economica, di regolazione e stabilizzazione del sistema economico. Tali interventi possono essere svolti sotto forma di politiche fiscali (riduzioni delle tasse, aumento dei sussidi di disoccupazione, aumento degli investimenti pubblici) o sotto forma di politiche monetarie (aumento dell'offerta di moneta, riduzione dei tassi d'interesse, svalutazione del tasso di cambio).
Keynes stesso, che si definiva un liberale, sottolineò che questi suoi insegnamenti dovevano rimanere complementari al sistema di mercato, e favorirne un miglior funzionamento. Il pensiero di Keynes ebbe un'enorme influenza sulla politica economica in tutto il mondo dopo la II guerra mondiale. Una delle ragioni fu che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna riuscirono a risollevare le loro economie e a ricreare milioni di posti di lavoro già dal 1935 in poi grazie a terapie di tipo keynesiano. Un'altra delle tesi di Keynes fu l'evidenziazione della necessità di un sistema monetario internazionale ordinato e regolato. Ciò venne accolta durante la conferenza internazionale di Bretton Woods (Stati Uniti, 1944) che portò alla riforma del sistema monetario e alla creazione delle due principali organizzazioni economiche internazionali moderne, il F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale) e la B.M. (Banca Mondiale). Il primo statuto del F.M.I. recepì pienamente lo spirito keynesiano dell'epoca, affermando che "compito dei governi è di operare per mantenere un livello alto e stabile di occupazione". L'ampia adozione di politiche keynesiane e il sistema monetario sorto a Bretton Woods furono ritenuti i maggiori fattori favorevoli al prolungato periodo, che va dal 1950 al 1970, di elevata occupazione, aumento della qualità della vita e crescita economica in tutti i paesi industrializzati.

Programmazione economica
Nel ventennio 1950-70 i confini dell'intervento pubblico nell'economia, soprattutto nei paesi europei, vennero molto estesi. Se il punto di partenza furono le idee liberal-riformiste e keyenesiane, il punto di arrivo fu la cosiddetta programmazione economica. Si tratta di una visione del governo dell'economia d'ispirazione socialdemocratica, che si affermò dopo la II guerra mondiale, sia in Europa che in alcuni paesi del Terzo Mondo di tradizione europea, con lo scopo di combinare l'assetto delle economie capitaliste con le aspirazioni alla giustizia sociale, all'affermazione dei diritti dei lavoratori e alla sicurezza economica ereditate dal movimento socialista. La programmazione economica è stata caratterizzata da:
* una presenza estesa del settore pubblico, pari a circa il 50% di tutta l'economia, attraverso la fornitura dei servizi sociali (assistenza, previdenza, sanità, istruzione) e la produzione diretta di alcuni beni o servizi strategici (elettricità, trasporti, energia, telecomunicazioni);
* regolamentazione dell'attività privata o anche fissazione dei prezzi nei settori di pubblica utilità o in quelli più fortemente instabili (ad es. i mercati finanziari);
* utilizzo delle politiche fiscali, soprattutto investimenti pubblici e tassazione, per stabilizzare l'andamento dell'economia e programmare il tasso di crescita in modo da raggiungere la piena occupazione.

Testo tratto da Utopie.it