L'Economia ed i suoi segreti

Come funziona l'economia e come indirizza e guida la nostra vita sociale.

Cosa sono le Monete Complementari

Sbarazziamo subito il campo da un fraintendimento non tutte le monete complementari hanno lo scopo di facilitare gli scambi di beni e servizi sopratutto nei periodi di scarsa liquidità. Molte delle cosidette monete complementari sono solo asset o moneta speculativa. Cioè servono solo ad accumulare e trasferire valore. A questa classe di monete complementari appartengono i BitCoin e tante altre monete elettroniche oggi in voga. Quando una moneta deve essere comprata e non è legata al valore dei prodotti/servizi scambiati diventa pura speculazione, esattamente come il concetto della moneta a debito che tanto ha messo in crisi gli stati ed ha causato un aumento di poverta con trasferimenti di ricchezza dalle classi sociale lavorative verso la speculazione.

Le valute complementari (chiamate anche Monete Locali) sono strumenti di scambio con cui è possibile scambiare beni e servizi senza l’intermediazione del denaro ufficiale (rispetto al quale sono complementari). Solitamente le valute complementari non hanno corso legale e sono accettate su base volontaria, ciò contribuisce al loro aspetto identitario, cioè al loro identificare la comunità all'interno della quale sono usate. Un sistema di valuta complementare è un mezzo di scambio accettato ed utilizzato all’interno di un gruppo, di una rete, di una comunità per facilitare e favorire lo scambio di merci, la circolazione di beni e servizi all’interno di quella rete sociale. Per comprendere le ragioni che danno vita ad un sistema di valuta complementare, è utile rifarsi al significato antico del denaro: «Il denaro è un accordo all’interno di una comunità che consente di utilizzare ‘qualcosa’ come bene di scambio».

Le valute complementari si collocano come “sistemi di accordo” all’interno di una comunità e vengono utilizzate proprio a questi fini. Esse promuovono la pianificazione a lungo termine, stimolando i partecipanti al circuito ad investire in attività produttive, piuttosto che nell’accumulo di denaro ed incoraggiano gli scambi e la cooperazione, attraverso la circolazione del bene di scambio a cui, solitamente, viene attribuito un valore etico ed ideale.

Alcune applicazioni
Oggi al mondo esistono centinaia di sistemi di valuta complementare. Alcuni di essi si basano sul tempo (attribuendo un valore alle ore lavoro dei partecipanti al circuito), altri funzionano come sistemi di credito reciproco, altri sono “coperti” da un riferimento esterno (un bene o un servizio). Questi sistemi sono nati per diverse ragioni, soprattutto basate sulla cooperazione e sulla solidarietà.

I sistemi di scambio non monetario che maggiormente utilizzano valute complementari sono il MORE (Member Organized Resource Exchange system) presente negli Stati Uniti ed in Giappone, il LETS (Local Exchange Trading System) diffuso in Gran Bretagna e Australia, il ROCS (Robust Complementary Community Currency System) inglese, il SEL (Système d’Echange Local) ed il Tronc de Services comuni in Francia e nei Paesi francofoni, i RERS (Réseaux d’échange Réciproque des Savoirs) diffusi in Francia, Svizzera, Belgio e Olanda, la Banca del Tempo attiva in Italia, Svizzera e Spagna, i Tauschring ed il Wir sviluppatisi in Germania e Svizzera.

Cos'è la MMT (Modern Monetary Theory).

La Teoria Monetaria Moderna (MMT) è una teoria economica che si sviluppa negli anni ’90 negli Stati Uniti ad opera dell’economista e investitore americano Warren Mosler.
Dopo aver fondato una società di investimenti finanziari, Mosler decide di dedicarsi alla ricerca accademica. Sin da subito, stringe rapporti con famosi economisti come Arthur Laffer, l’inventore della “Curva di Laffer” che mette in relazione la pressione fiscale con il gettito. Laffer avvicina Mosler ad un gruppo di economisti cartalisti e post-keynesiani, tra cui la docente di economia politica Stephanie Kelton. Grazie al contributo offerto di Mosler nasce così una nuova teoria economica chiamata MMT.

Si tratta di un nuovo approccio alla macroeconomia che ribalta totalmente il modo di pensare comune alla moneta e al debito pubblico. Tutti noi infatti crediamo che uno stato debba necessariamente tassare prima di spendere. Per la MMT, il panico che si genera attorno al deficit e al debito pubblico è del tutto insensato.

La moneta è un’entità legale che chiunque può decidere di emettere, ma solo lo Stato è in grado di renderla credibile e accettabile come mezzo di pagamento.
Uno Stato non può fare default se emette debito nella propria valuta e si attiene a un regime di cambio flessibile.
Nei sistemi monetari moderni, la moneta viene creata ogni volta che le banche commerciali concedono un prestito. Le obbligazioni comprate dalla banca centrale (QE) non creano di per sé moneta perché non creano un prestito ma aumentano le riserve dalla banca centrale (non moneta).
La finanza dovrebbe essere funzionale, ovvero dedita all’interesse pubblico. In quest’ottica, politica fiscale e politica monetaria dovrebbero essere pensate per raggiungere la piena occupazione, mantenendo bassa l’inflazione.
Occhio al debito privato. Dal momento che non può emettere moneta per pagare i suoi debiti, il settore privato è fonte di instabilità finanziaria.
Il debito pubblico è l’asset finanziario di qualcun altro. I titoli di debito pubblico sono un asset per il sistema privato: l’analisi sui movimenti dei flussi da un settore a un altro è un ottimo schema per prevenire situazioni potenzialmente pericolose.

L'argomento è molto complesso, ma utile conoscere per pianificare un nuovo futuro della nostra nazione. La MMT in qualche modo ricalca il modello economico dell'Italia del dopo-guerra, anche chiamata "La terza via Italiana".

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La Moneta come controvalore della ricchezza e degli scambi.

Gold and dollar standard
Il sistema aureo (in inglese, gold standard) venne introdotto tra i principali paesi capitalistici all'inizio del XIX secolo fino al 1914. Esso comportava cambi fissi, in quanto ciascuna valuta aveva un valore espresso in oro e la banca centrale era impegnata a convertire in oro qualunque ammontare di valuta nazionale. I mezzi di pagamento internazionale accettati tra le banche centrali erano limitati all'oro e alla valuta nazionale principale, la sterlina inglese. Dal 1880 in poi, il sistema divenne esteso e complesso. Nonostante vi fossero poche regole scritte e nessuna autorità sovranazionale, esso fu sorprendentemente stabile fino alla crisi della sterlina alla vigilia della I guerra mondiale. Per molti studiosi esso è ancora oggi sinonimo di sviluppo ordinato e stabilità internazionale. Tra la I e la II guerra mondiale vi fu un periodo di forte instabilità valutaria e di sostanziale assenza di un vero e proprio sistema monetario internazionale. Molti paesi furono incapaci di mantenere gli impegni necessari al funzionamento del sistema aureo e passarono al regime di fluttuazione. Una delle ragioni furono i conflitti degli interessi nazionali in diverse parti del mondo, in particolare quelli tra paesi in via d'industrializzazione, come gli Stati Uniti e alcuni paesi latino-americani, che volevano giovarsi della loro capacità di esportare merci e importare capitali, e paesi capitalistici più maturi o indeboliti dalla guerra, come Gran Bretagna, Francia e Germania, che volevano proteggere le loro produzioni nazionali. L'instabilità valutaria e monetaria di quel periodo fu una delle cause della profonda crisi economica mondiale degli anni '30.

Il sistema del dollaro (in inglese, dollar standard), noto anche come sistema di Bretton Woods, dal nome della cittadina americana dove vennero firmati gli accordi economici internazionali tra i paesi alleati nel 1944. L'esperienza degli anni '30 influì molto sugli economisti e gli uomini politici, e sulla loro determinazione a ricreare un sistema internazionale ordinato e orientato alla stabilità e allo sviluppo, in particolare attraverso l'influsso intellettuale di John M. Keynes (Gran Bretagna, 1883-1946) il quale fu anche capo-delegazione inglese a Bretton Woods. Poiché il sistema aureo apparve troppo rigido e privo di adeguati supporti sovranazionali, venne concepito un sistema di cambi fissi in cui solo il dollaro era ufficialmente convertibile in oro, tutte le altre valute erano quotate in dollari ad un tasso prefissato (ad es. 615 lire per 1 dollaro), e al FMI (Fondo Monetario Internazionale) venne affidato il compito di aiutare con mezzi di pagamento propri (diritti speciali di prelievo) le banche centrali che dovessero avere riserve insufficienti per rispettare gli accordi di cambio. Il sistema prevedeva anche controlli delle autorità nazionali sui movimenti di capitali per evitare attacchi speculativi.

degli Stati Uniti dichiarò di non essere più in grado di convertire in oro la massa dei dollari in circolazione come previsto dagli accordi. Da allora il dollaro è una valuta fluttuante, gli Stati Uniti non hanno più preso accordi internazionali vincolanti in campo valutario, hanno sempre più accentuato gli spazi di autonomia nazionale e la deregolamentazione del sistema monetario internazionale. La maggior parte dei paesi europei occidentali ha invece cercato più volte di reinstaurare accordi di cambio. L'esperienza più significativa è stata quella del Sistema Monetario Europeo, avviato nel 1979 e culminato con la creazione della moneta unica europea nel gennaio del 1999, non senza però due serie crisi intermedie nel 1992 (allorché lira italiana e sterlina inglese uscirono temporaneamente dal sistema) e 1993. Le vicende dei paesi extra-europei nel corso dell'evoluzione recente del sistema monetario internazionale sono state contraddittorie. Non sembra esservi un legame certo e stabile tra la scelta del regime valutario e le possibilità di sviluppo economico: al contrario, quale sia il regime migliore sembra dipendere fortemente dal contesto internazionale e dalle circostanze interne.

Testo tratto da Utopie.it

 

Definizione parola Economia

Economia deriva dal greco (oìkos = casa, patrimonio, beni di famiglia e nomos = regola, legge) e sta ad indicare l'organizzazione e l'uso delle risorse di una famiglia per soddisfare i bisogni di tutti i suoi componenti.
L’economia, quindi, rappresenta quell’insieme di attività, istituzioni e strumenti il cui scopo è regolare e soddisfare tutti i nostri bisogni.
Quali sono le caratteristiche che definiscono un’economia?
1 La produzione: ossia i beni e servizi che vengono prodotti a beneficio delle persone.
2 I consumatori: cioè tutte le persone che necessitano e utilizzano beni e servizi.
3 Il sistema monetario o moneta corrente: lo strumento che permette l’acquisto dei beni e servizi e il mantenimento di un’attività produttiva.
4 Lo Stato: inteso come organismo che tutela e regolamenta tutte le attività economiche.

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Sistemi Economici

Nel mondo attuale ci sono tre tipi di sistemi economici : quello liberista o capitalistico (completa libertà di mercato), quello pianificato o collettivistico (direzione da parte dello stato) e quello a economia mista.
Nonostante che il sistema economico sia considerato solo la scienza dell'economia, in realta il sistema economico ha importanti ricadute sul sistema sociale tanto da determinare lo sviluppo o meno della società e/o determinare più o meno la predominanza di una classe sociale sulle altre. Capirne il funzionamente e gli impatti sulla società e fondamentale.

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La MMT

Per Thomas Kuhn, le rivoluzioni della scienza avvengono quando la comunità scientifica adotta un paradigma alternativo a quello fino ad allora dominante.
Applicando tale schema concettuale al pensiero economico, possiamo dire che se la Modern Monetary Theory – o Teoria della Moneta Moderna – venisse accettata dalla comunità scientifica, rappresenterebbe un nuovo paradigma e quindi una rivoluzione, su tutti i concetti oggi dati per scontati, quali il debito pubblico, la fiscalità e il concetto di scarsità monetaria.

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Cos'è la Moneta

La moneta è l’unità di misura usata per calcolare il valore di mercato dei beni, permettere gli scambi e l’accumulo di risparmio. Quindi la moneta è anche un tramite, un veicolo di scambio di beni e servizi.
In pratica la moneta è il carburante dell'economia.
D. H. Robertson ha definito la moneta come “tutto ciò che viene generalmente accettato in pagamento di beni o in adempimento di altre specie di obbligazioni pecuniarie”. Normalmente, seguendo le indicazioni espresse dal grande economista John R. Hicks, si descrive “cosa è” la moneta attraverso ciò che la moneta fa (”ex operibus eius”), cioè attraverso le sue “funzioni”.

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Le monete parallele

Quando non c’è liquidità in giro (a causa diversi motivi macroeconomici) si parla di trappola della liquidità e quando c’è questa trappola, ognuno tende a salvarsi; “non si collabora gli uni con gli altri e si instaura una vera e propria guerra per la liquidità” (J.M.Keynes).
Ecco però la buona notizia. Se non ci sono soldi i privati possono inventarseli, creando una moneta complementare.
Un esempio si trova in Svizzera dagli anni 30 con il famoso WIR di cui c’è addirittura una banca e in Italia un esempio di successo è rappresentato dal Sardex. Nel Lazio c’è il Tibex. E altre monete complementari in diverse regioni italiane che si basano sull’esperienza felice del Sardex.

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Il concetto della moneta a debito

Ogni giorno usiamo il denaro, ci passa per le mani. E’ prezioso, perché ci consente di comperare ciò che ci serve per vivere, perché abbiamo lavorato duro per ottenerlo, perché non basta mai…
Eppure se mostriamo il nostro denaro ad un bambino, quei pezzi di carta o quella carta di credito non avranno un gran significato di valore, mentre molto più valore verrà conferito ad una caramella o ad un giocattolo.
In fin dei conti anche noi adulti conferiamo valore al denaro solo perché siamo sicuri di poterlo convertire in beni o servizi di valore reale, che ci servono per vivere.

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Liberismo
Secondo la dottrina del liberismo i poteri e i compiti delle autorità politiche in campo economico devono essere ridotti al minimo necessario, mentre massimo spazio deve essere lasciato alla libera iniziativa economica dei cittadini. Tale visione nasce in Gran Bretagna nel XVII secolo (in particolare ad opera del filosofo John Locke (Inghilterra, 1632-1704)) e si diffonde in Europa nel secolo successivo, contribuendo crisi delle monarchie assolute culminata nella rivoluzione francese (1789), e in America del Nord dove alimenta la rivoluzione delle colonie contro il dominio britannico e la proclamazione dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776).
Il liberismo poggia su due pilastri. Il primo è la rivendicazione dei fondamentali diritti umani rispetto allo Stato e al suo potere di limitare con la forza delle leggi le libertà dei cittadini. Il secondo pilastro, più strettamente economico, è l'idea che i cittadini lasciati liberi di perseguire i propri interessi economici, attraverso l'organizzazione dell'economia in un sistema di mercato e di libera concorrenza, possano ottenere il massimo benessere per sé e per la società nel suo complesso.
Questa visione dell'economia prende corpo nel XVIII secolo, in particolare grazie alla fondamentale opera del filosofo ed economista scozzese Adam Smith (Scozia, 1723-1790), La ricchezza delle nazioni (1776). Il liberismo accompagna lo sviluppo del capitalismo e delle economie di mercato fino ai giorni nostri. Nella visione più classica [David Ricardo (Inghilterra, 1772-1823), Jeremy Bentham (Inghilterra, 1748-1832)], ripresa recentemente da Robert Nozick (Stati Uniti, 1939-2003), e dalla "scuola di Chicago" [James Buchanan (Stati Uniti, 1919), Milton Friedman (Stati Uniti, 1912) e Robert Lucas (Stati Uniti, 1937)], il liberismo attribuisce alle autorità politiche solo i compiti necessari per definire e rispettare i diritti di proprietà e per far rispettare gli impegni contrattuali e l'onestà nella condotta degli affari. Come ha sottolineato il grande filosofo ed economista liberale Friederich von Hayek (Austria, 1899-1992), nella visione liberista nessuna autorità esterna al singolo cittadino può disporre delle conoscenze, delle informazioni, delle competenze e delle motivazioni che la mettano in grado di soddisfare gli interessi del cittadino meglio di quanto egli stesso possa fare.

Sistema Kenesiano
Un'altra importante forma di liberalismo sociale è costituita dalle politiche keynesiane, dal nome del loro ideatore e propugnatore, John M. Keynes (Gran Bretagna, 1883-1946), uno dei massimi economisti del XX secolo. Queste politiche furono concepite durante la grave crisi mondiale del 1929-32 che creò enormi masse di disoccupati e diseredati in tutti i maggiori paesi industrializzati.
Keynes si oppose alla condotta liberista dei governi dell'epoca, sostenendo che la grave situazione economica non poteva migliorare lasciando le forze di mercato a sé stesse. Egli elaborò una complessa teoria della instabilità economica e della disoccupazione di massa, secondo la quale questo fenomeno si determina in quanto la domanda aggregata (cioè i consumi delle famiglie e, soprattutto, gli investimenti effettuati dalla imprese) è instabile. Una caduta degli investimenti (ad es. perchè gli imprenditori si attendono minori profitti) può non trovare adeguati correttivi spontanei da parte delle forze di mercato; le imprese iniziano a licenziare lavoratori, i quali sono costretti a tagliare i propri consumi, creando una ulteriore riduzione dei profitti, e così via in una spirale negativa che può creare una vasta disoccupazione (moltiplicatore keynesiano). Secondo Keynes, la disoccupazione di massa va affrontata e prevenuta con appropriati interventi delle autorità di politica economica, di regolazione e stabilizzazione del sistema economico. Tali interventi possono essere svolti sotto forma di politiche fiscali (riduzioni delle tasse, aumento dei sussidi di disoccupazione, aumento degli investimenti pubblici) o sotto forma di politiche monetarie (aumento dell'offerta di moneta, riduzione dei tassi d'interesse, svalutazione del tasso di cambio).
Keynes stesso, che si definiva un liberale, sottolineò che questi suoi insegnamenti dovevano rimanere complementari al sistema di mercato, e favorirne un miglior funzionamento. Il pensiero di Keynes ebbe un'enorme influenza sulla politica economica in tutto il mondo dopo la II guerra mondiale. Una delle ragioni fu che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna riuscirono a risollevare le loro economie e a ricreare milioni di posti di lavoro già dal 1935 in poi grazie a terapie di tipo keynesiano. Un'altra delle tesi di Keynes fu l'evidenziazione della necessità di un sistema monetario internazionale ordinato e regolato. Ciò venne accolta durante la conferenza internazionale di Bretton Woods (Stati Uniti, 1944) che portò alla riforma del sistema monetario e alla creazione delle due principali organizzazioni economiche internazionali moderne, il F.M.I. (Fondo Monetario Internazionale) e la B.M. (Banca Mondiale). Il primo statuto del F.M.I. recepì pienamente lo spirito keynesiano dell'epoca, affermando che "compito dei governi è di operare per mantenere un livello alto e stabile di occupazione". L'ampia adozione di politiche keynesiane e il sistema monetario sorto a Bretton Woods furono ritenuti i maggiori fattori favorevoli al prolungato periodo, che va dal 1950 al 1970, di elevata occupazione, aumento della qualità della vita e crescita economica in tutti i paesi industrializzati.

Programmazione economica
Nel ventennio 1950-70 i confini dell'intervento pubblico nell'economia, soprattutto nei paesi europei, vennero molto estesi. Se il punto di partenza furono le idee liberal-riformiste e keyenesiane, il punto di arrivo fu la cosiddetta programmazione economica. Si tratta di una visione del governo dell'economia d'ispirazione socialdemocratica, che si affermò dopo la II guerra mondiale, sia in Europa che in alcuni paesi del Terzo Mondo di tradizione europea, con lo scopo di combinare l'assetto delle economie capitaliste con le aspirazioni alla giustizia sociale, all'affermazione dei diritti dei lavoratori e alla sicurezza economica ereditate dal movimento socialista. La programmazione economica è stata caratterizzata da:
* una presenza estesa del settore pubblico, pari a circa il 50% di tutta l'economia, attraverso la fornitura dei servizi sociali (assistenza, previdenza, sanità, istruzione) e la produzione diretta di alcuni beni o servizi strategici (elettricità, trasporti, energia, telecomunicazioni);
* regolamentazione dell'attività privata o anche fissazione dei prezzi nei settori di pubblica utilità o in quelli più fortemente instabili (ad es. i mercati finanziari);
* utilizzo delle politiche fiscali, soprattutto investimenti pubblici e tassazione, per stabilizzare l'andamento dell'economia e programmare il tasso di crescita in modo da raggiungere la piena occupazione.

Testo tratto da Utopie.it