L'Economia ed i suoi segreti

Come funziona l'economia e come indirizza e guida la nostra vita sociale.

Facciamo prima un’introduzione:

Economia deriva dal greco (oìkos = casa, patrimonio, beni di famiglia e nomos = regola, legge) e sta ad indicare l'organizzazione e l'uso delle risorse di una famiglia per soddisfare i bisogni di tutti i suoi componenti.

In un'accezione più ampia l'economia può essere intesa come l'organizzazione delle risorse di una nazione per soddisfare i bisogni degli individui. Quando parliamo di risorse intendiamo denaro, ma anche beni e servizi.

L’economia è un campo di studio che è diventato sempre più rilevante nella nostra società globalizzata e finanziata. L’economia è parte della nostra coscienza collettiva e una parola d’ordine che collega le finanze personali alle grandi imprese e agli accordi commerciali internazionali. L’economia si occupa della scelta individuale, ma anche del denaro e dei prestiti, della produzione e del consumo, del commercio e dei mercati, dell’occupazione e delle professioni, dei prezzi delle attività, delle tasse , di cos’è un investimento e molto altro

Qual è allora la definizione di economia? Un modo per pensarci è lo studio di ciò che costituisce un comportamento umano razionale nello sforzo di soddisfare i bisogni e i desideri dato un mondo con scarse risorse. In altre parole, l’economia cerca di spiegare come e perché otteniamo le cose che vogliamo o abbiamo bisogno di vivere. Quanto ne ricaviamo? Chi ottiene di avere di più? Chi produce tutte queste cose? Come è fatto? Queste sono le domande e le decisioni con le quali l’economia si occupa.

Come individuo, ad esempio, affronta costantemente il problema di avere risorse limitate con cui soddisfare i tuoi desideri e le tue esigenze. Di conseguenza, devi fare determinate scelte con i tuoi soldi: cosa spenderli, cosa non spenderli e quanto risparmiare per il futuro. Probabilmente spenderai parte della tua busta paga su generi relativi come affitto, elettricità, vestiti e cibo. Quindi puoi usare il resto per andare al cinema, cenare fuori o comprare uno smartphone. Gli economisti sono interessati alle scelte che fai e indagano perché, ad esempio, potresti scegliere di spendere i tuoi soldi su una nuova Xbox invece di sostituire il tuo vecchio paio di scarpe. Vorrebbero sapere se si comprerebbe ancora un cartone di sigarette se i prezzi aumentassero di $ 2 a confezione. L’essenza fondamentale dell’economia sta cercando di capire come individui, aziende.

Adam Smith (1723 – 1790), è spesso considerato il “padre dell’economia moderna”. Il suo libro “Un’inchiesta sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” (1776) fu il primo tentativo pienamente elaborato di capire perché alcune nazioni prosperarono, mentre altre soffrirono di una povertà diffusa. Egli sosteneva che gli individui che lavoravano per il proprio interesse personale potevano comunque creare una società stabile e ben fornita attraverso un meccanismo che definiva la mano invisibile del mercato. (Vedi anche: ‘Adam Smith e’ The Wealth Of Nations. ‘ )

Smith, tuttavia, non fu il primo a scrivere su questioni economiche. Altri studiosi di quella che allora era conosciuta come economia politica scrissero prima di “The Wealth of Nations”, ma Adam Smith fu uno dei primi a identificare gli unici cambiamenti economici che accompagnarono la nascita dell’industrializzazione e della produzione capitalista. Il lavoro di Smith fu seguito dai “Principles of Political Economy and Taxation” di David Ricardo (1817) e successivamente da Karl Marx in “Capital” (1867). Ognuno di questi autori ha cercato di spiegare come funzionava il capitalismo e cosa significava per i produttori e i lavoratori nel sistema capitalista.

Alla fine del XIX secolo, la disciplina economica divenne il suo campo di studio. Alfred Marshall, autore di “The Principles of Economics” (1890) ha definito l’economia come una scienza sociale che esamina il comportamento delle persone in base ai loro interessi individuali. Scrisse: “Così è da una parte lo studio della ricchezza e dall’altra, e dalla parte più importante, una parte dello studio dell’uomo”. Nei primi anni del 20° secolo, tuttavia, ci fu una spinta verso la legittimazione dell’economia come una scienza rigorosa accanto alle scienze fisiche come chimica e fisica. Di conseguenza, i modelli matematici e i metodi statistici sono stati portati in primo piano insieme a una serie di forti ipotesi che sono necessarie per far funzionare quei modelli. Ad esempio, l’economia mainstream moderna fa presupporre che gli esseri umani mireranno sempre a soddisfare i propri interessi individuali. Assume anche che gli individui siano attori razionali nei loro sforzi per soddisfare i loro bisogni e bisogni illimitati. Rende anche le affermazioni che le imprese esistono per massimizzare il profitto e che i mercati sono efficienti. Questa scuola di economia, che ha dominato sia il campo accademico dell’economia, sia l’applicazione pratica della teoria economica nella politica e negli affari, è nota come economia neoclassica . (Vedi anche: La differenza tra finanza ed economia ).

La maggior parte di questo tutorial riguarderà questa linea di teoria economica neoclassica. Altri aspetti della cosiddetta economia “eterodossa” sono sorti per sfidare il modello tradizionale, e altre scienze sociali come la psicologia e la sociologia hanno aggiunto preziose intuizioni ai modelli meccanici della pura economia. A volte rifiutati come elementi marginali, l’economia mainstream è oggi sempre più tollerante nei confronti di alcune di queste idee e arriva persino a tentare di incorporare la teoria alternativa nel proprio.

Dichiarazione di Indipendenza americana

In Congresso, 4 luglio 1776

Dichiarazione unanime dei tredici Stati uniti d’America

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l'esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d'un malgoverno finchè siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all'assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l'avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo. Quella dell'attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un'assoluta tirannia su questi Stati. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all'esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede.

1) Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.

2) Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l'esecuzione finché non si ottenesse l'assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.

3) Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell'assemblea legislativa - diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.

4) Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.

5) Ha ripetutamente disciolte assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.

6) Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all'elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, - mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall'esterno, e di agitazioni all'interno.

7) Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.

8) Ha fatto ostruzionismo all'amministrazione della giustizia rifiutando l'assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.

9) Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l'ammontare e il pagamento degli stipendi.

10) Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.

11) Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell'autorità legislativa.

12) Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.

13) Si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro pretese disposizioni legislative miranti a:
a) acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;
b) proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii commessi contro gli abitanti di questi Stati;
c) interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo; d) imporci tasse senza il nostro consenso; e) privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo di giuria;
f) trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;
g) abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi un governo arbitrario, ed estendendone i confini si da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo assoluto;
h) sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
i) sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso.

Egli ha abdicato al suo governo qui, dichiarandoci privati della sua protezione e facendo guerra contro di noi. Egli ha predato sui nostri mari, ha devastato le nostre coste, ha incendiato le nostre città, ha distrutto le vite del nostro popolo. Egli sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari stranieri per completare l'opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari casi di crudeltà e di perfidia che non trovano eguali nelle più barbare età, e sono del tutto indegni del capo di una nazione civile. Egli ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri in alto mare a portare le armi contro il loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere uccisi per mano di questi.

Egli ha incitato i nostri alla rivolta civile, e ha tentato di istigare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera i crudeli selvaggi indiani la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari, di ogni età, sesso e condizione. A ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è risposto se non con rinnovate ingiustizie. Un principe, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un popolo libero.

E d'altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici. Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti.

Anch'essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune. Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace.

Noi pertanto, Rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell'Universo per la rettitudine delle nostre intenzioni, nel nome e per l'autorità del buon popolo di queste Colonie, solennemente rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo: che queste Colonie Unite sono, e per diritto devono essere, stati liberi e indipendenti; che esse sono sciolte da ogni sudditanza alla Corona britannica, e che ogni legame politico tra esse e lo Stato di Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto; e che, come Stati liberi e indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare. E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.

John Hancock
(Seguono 55 firme di Rappresentanti dei 13 Stati)

Vedi copia originale stampata su canapa Collegamento

Premessa

Sapere e Potere. Viviamo in una società dove è facile perdere la memoria, le informazioni sono tante, spesso contrattittorie. Questo eccesso di informazioni non sempre collegate fra di loro spesso fanno perdete il contatto sui concetti di base.
Questa sezione volutamente semplice ha questo scopo, fornirvi le basi concettuali su alcuni aspetti che guidano la nostra società, in modo che anche in un fiume di informazione contrastanti possiate avere nel vostro bagaglio di conoscenze di base, per poter elaborare le vostre idee con spirito critico.

La Costituzione

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Sezione dedicata alla nostra Costituzione.

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I Diritti Fondamentali

Diritti umani
Sezione dedicata sui Diritti fondamentali dell'Uomo.

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La Politica

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Per capire cos'è la Politica, e perché è utile.

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L'Economia

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Come funziona l'economia, e perché condiziona la nostra società

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  • Articolo 1

L’ Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

  • Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

  • Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

  • Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società“.

  • Articolo 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento

  • Articolo 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche

  • Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale

  • Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

  • Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

  • Articolo 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici 

  • Articolo 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

  • Articolo 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

 

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I patti fondamentali di convivenza della Società

La "Costituzione Italiana" nella sua forma originale del 1948 e la "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani", non sono semplici fogli di carta. La prima è il patto fondamentale di convivenza che definisce, in forma scritta e ampiamente articolata, il modello sociale collettivo: la sovranità appartiene al Popolo (anziché ai re, come in passato) e viene esercitata principalmente attraverso le elezioni, con le quali si delega agli eletti la gestione di questo patto. Nella seconda sono individuati i diritti inalienabili dell'Uomo, oggi accettati da buona parte degli stati mondiali: nessun governo, perciò, è autorizzato a disconoscerli.
Conoscere e comprenderne la ratio è fondamentale per proteggere e mantenere le regole di buona convivenza.

La "Costituzione Italiana"

La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge dello Stato italiano, che in quanto tale occupa il vertice della gerarchia delle fonti nell'ordinamento giuridico della Repubblica:
considerata una costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, laica, democratica e tendenzialmente programmatica, è formata da 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.
Sotto l'elenco dei primi 12 Articoli che definiscono l'impianto.

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Il testo completo della Costituzione

Tra i valori intrinseci che i Padri Fondatori tutelarono nel predisporre la Costituzione, per i suoi principi fondamentali, spicca il fatto che si fece prevalere l'interesse della Repubblica rispetto alle singole convinzioni politiche. Questo valore fu definito COMPROMISSORIETA'.
Il testo che ne è venuto fuori è un compromesso tra posizioni a volte molto lontane tra loro. Approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre seguente, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, dello stesso giorno, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948.

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La Genesi della Costituzione

La Costituzione della Repubblica italiana, in vigore dal 1 gennaio del 1948, sostituì lo Statuto Albertino, costituzione ottriata (dal termine francese octroyée, cioè concessa) da parte di Re Carlo Alberto di Savoia il 4 marzo 1848, allora sovrano del Regno di Sardegna. Con la proclamazione del Regno d’Italia, lo Statuto divenne la Carta fondamentale dell'Italia unita.
Estratto dagli archivi del Senato Italiano

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I Padri dell'Assemblea Costituente

I deputati dell'assemblea costituente italiana furono eletti in occasione delle elezioni politiche del 1946, attraverso un sistema proporzionale. I seggi da assegnare erano in tutto 556, distribuiti in 31 collegi elettorali; quasi il 40% degli eletti risultò di ispirazione comunista o socialista, mentre la maggioranza, pari ad un po' più del 60%, si collocava su opinioni alternative a quelle della sinistra che si articolavano in posizioni di stampo cattolico, conservatore e liberale.

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Sottosezione 3

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